Pubblicato da: matteobatisti | giugno 4, 2010

The Road

Il film in oggetto non è certo un campione di incassi e forse passerà inosservato ai più, rischiando di attirare l’attenzione soltanto perché c’è la scritta vietato ai minori di 14 anni.

In realtà questo film, ispirato al libro di Cormac McCarthy, rappresenta una visione che potrebbe apparire lontana dai nostri giorni, inverosimile e in qualche modo inaccettabile. Il film in effetti, come il libro è assolutamente scorretto, duro, deciso, non lascia dei compromessi ne pretende di edulcorare la pillola. In questo è lontano dal nostro mondo quotidiano, ovattato, in cui cerchiamo di dare definizione e termini che possano addolcire quanto ci circonda, come l’uso di alcune parole che servono a dare quasi una sensazione poetica che nasconde tanta disperazione, come ad esempio i clochard ,per non parlare di barboni o senza tetto.

Il film è invece una scazzottata, in cui chi è seduto sulla poltrona del cinema non può rimanere indifferente. Spinge a riflettere sull’umanità, sul cannibalismo sociale dei giorni di oggi, sulla incapacità di accettare la realtà e ci dimostra che anche in un mondo dove la speranza sarebbe espulsa, ebbene c’è un padre che non si arrende. Un padre, proprio il rapporto di paternità è il fulcro di questo film.

Chi è padre può sperimentare, se si lascia trapassare dai colpi del film, cosa significa ricevere questo dono e cosa comporta essere dei genitori. Responsabilità, affetto, speranza, amore, disponibilità, sofferenza, sacrificio. Insegnare a proprio figlio i rischi, le conseguenze delle proprie azioni. La necessità di difenderlo, preservarne la salute anche mentale, conservarlo ma allo stesso tempo dando informazioni sincere, non false ed ipocrite, perché sai che il mondo può fagocitarlo e sai che non ci sei per sempre.

Essere padre, vuol dire dare e perdere, ricevere per donare, in un rapporto che richiedere disponibilità anche ad ammettere i propri errori, in cui tuo figlio può diventare la tua coscienza e guidarti in alcune decisioni. In cui la sua umanità ancora non così corrotta, dimostra che c’è una speranza a cui aggrapparsi, una speranza che non deriva dall’avere, dal possedere e manifestare, perché non c’è più quel modo di essere. Ma viene dall’essere, dal credere che dentro di noi c’è un fuoco che arde, che ci distingue dagli altri, che ci rende buoni e capaci di non scendere a dei compromessi ingiustificabili, trasformandoci in lupi e predatori degli altri essere umani.

Ci vuole coraggio per vedere questo film, perché la sua forza non è nella storia apocalittica, ma nella capacità di trapassare il velo di ipocrisia di questa società moderna svelandone la sua reale consistenza, preoccupata di avere e pronta solo per quello ad uccidere, in modi molti sottili, ma non meno atroci. Se siamo in grado di accettare questo e di farci scoprire, allora la storia di un padre che ama suo figlio e della fiducia di questo figlio per il padre, può insegnarci tanto.

Grazie a chi mi ha fatto conoscere questo film. Se lo perderete, sarà un occasione in meno di conoscervi e di poter avere un dialogo con voi stessi, ma soprattutto, di arricchire il vostro rapporto con vostro figlio.

M.Bat

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