Inserito da: matteobatisti | Novembre 2, 2008

Facebook

Direi che utilizzare questo social network è diventato elemento di moda e di passione, perché consente di rimanere in contatto con amici e conoscenti, anche quando, nel nostro mondo di facile mobiltà, ci troviamo lontano da loro.

Ovviamente, come tutti gli strumenti, può essere usato in vario modo, creando spunti e condividendo pensieri o situazioni, ovvero trasformandosi nell’ennesimo strumento di schiavitù che ci lega al nostro computer.

Da occasione per condividere con persone lontane riflessioni o emozioni, spero che non diventi il canale di comunicazione, che abbinato ad altri, siano essi chat, mail, blog, forum, Youtube o collezioni di foto su Flickr o sul Twitter, che veramente trasformano il navigatore in un’altra persona. Puoi mostrare foto, video, specificare cosa fai in ogni momento della giornata, con chi e perché.

Siamo volutamente in piazza in ogni istante, condividendo pensieri, riflessioni e quanto ci passa per la testa, con una voglia di protagonismo frutto spesso della mancanza di vero contatto umano e di reali persone che ci ascoltano nella quotidianità, troppo prese dai loro ipod o da altri pensieri, magari persi in interminabili chiacchiere vacue con i loro cellulari di ultima generazione.

La tecnologia, se ben utilizzata, può diventare uno strumento ulteriore di contatto, ma se mal gestita, può trasformare le persone in apatici navigatori, come il delizioso film della Pixar, Wall E, ci ha descritto.

E’ presto per comprendere in che direzione andranno i comportamenti delle persone, ma vale sempre la pena avere uno spirito vigile ed attento, per evitare di superare il limite ed accorgersene soltanto dopo, quando spesso le situazioni non sono più ricuperabili.

Ma un pensiero viene alla mente: la fortissima esigenza di comunicare per web, tutto, anche le cose più superficiali, sta trasformando la rete in un insieme caotico di messaggi, in cui quello che emerge è rumore. Sembra che la volontà sia spesso quella di gridare la propria solitudine e la raccolta di tanti contatti o gente che segue il tuo profilo nella giornata, dovrebbe surrogare la tristezza che hai nel cuore.

Non è vero, non è possibile, perché salvo che il tempo non ci modifichi, noi abbiamo bisogno del contatto umano, di avere una persona che ci guarda negli occhi, di stringere abbracci e mani, di poter avere qualcuno che ci prende la testa tra le braccia mentre piangiamo. Lo strumento tecnologico, i canali di comunicazione creati, non possono surrogare questo, non ancora e spero che nessuno di noi si accontenti.

Se inizieremo ad accontentarci, allora l’avatar, second life, i mondi virtuali, avranno raggiunto il massimo del successo e potremo realmente abdicare la nostra vita, semplicemente accontentandoci di una sua verosimile  rappresentazione.

M.Bat


Lascia un commento

La tua risposta:

Categorie