Sono addivenuto ad una convinzione: la democrazia non può funzionare per governare le decisioni dell’uomo. Sicuramente a questa affermazioni molti sentiranno dentro di sé insorgere un moto di ribellione, convinti che questo sia uno dei più grandi risultati raggiunti dall’uomo, la democrazia nel voto e nella gestione degli interessi comuni. Ebbene ritengo che questo derivi in buona parte dalla deformazione che essa assume, nella formazione e nella comunicazione. Mi spiego.
Siamo cresciuti convinti che la possibilità di partecipare alle scelte sia la soluzione più giusta per eleggere persone che possano amministrare il bene comune. Ebbene, non eravamo e non siamo pronti ad accettare che questo ideale ha visto nascere classi di persone e mestieri che mirano soltanto al controllo del potere e non ad amministrare gli interessi di tutti.
Chi si illude ancora oggi di vedere persone che per passione e amore del bene comune amminsitrano i beni della società o di nazioni intere, allora o non ha conosciuto la storia oppure finge di non voler vedere la realtà che lo circonda. Weber lo preannunciava nei suoi discorsi sulla politica e sul mestiere del politico e la deriva verso una burocrazia clientelare ed un controllo del potere dei partiti, profezie che purtroppo si sono avverate a pieno.
Basta vedere come nazismo, fascimo od altre forme di totalitarismo abbiamo piegato alcuni strumenti democratici, come il voto, per raggiungere i propri obiettivi. Badate bene, non sto facendo una critica al totalitarismo, anzi, paradossalmente, sotto il fascismo in Italia, nonostante le molteplici ingiustizie e la condivisione di strategie con un regime folle come quello nazista, l’Italia non funzionava male come oggi!
Non rievoco però fantasmi del passato ne voglio sollevare sterili polemiche per aprire la discussione inutili, ma vorrei far comprendere come il metodo di governo dovrebbe essere messo in seria discussione al fine di cercare soluzioni alternative che non siano ad appannaggio di pochi, ma che tutelino tutti.
Il fallimento dell’Onu e il declino del mondo intero sono evidente traccia che l’interesse economico domina il mondo, permeando ogni istituzione che si rivendica democratica. Per il bene di pochi, viaggiamo ancora con mezzi che inquinano e che stanno distruggendo la nostra terra. Per l’interesse di pochi, le economie mondiali vedono aumentare sempre più il divario tra ricchi e poveri, che diventano sempre più miseri e numerosi.
Se questi sono i frutti di governi democratici, che in realtà vedono la manipolazione dell’elettorato e la gestione delle masse, allora preferisco altro. Credo che possa esistere un governo diverso, fatto da persone che hanno competenze tecniche e che sappiano mettere gli interessi dell’uomo davanti a quelli personali. Purtroppo per eleggere queste persone alle cariche dovute, non può certo essere usato il metodo democratico che vede una Carfagna ministro dello stato italiano, quando persone con competenze migliori dovrebbero ricoprire non solo il suo ministero, ma la totalità delle cariche assegnate.
A chi governa, in Italia, ma non solo, manca una tempra morale, una capacità tecnica specifica, che non può essere giustificata dai voti. Per governare serve competenza e capacità, si devono avere i mezzi per poter dare gli impulsi corretti, non essere meri esecutori di scelte fatte dietro le quinte e portate avanti come meri pappagalli che hanno imparato cosa dover dire e quando.
Ma soprattutto, si deve fare l’interesse di chi ti elegge, del popolo, dell’umanità. Spesso con scelte infelici, perché non si deve mirare alla nuova elezione, si deve puntare al bene, magari prendendo direzioni che al momento possono risultare impopolari, non comprensibili, ma che in realtà sono utili.
Non ci si può subordinare agli interessi particolari di alcune categorie, siano essi sindacati, lobby o quanto altro, si deve avere il coraggio di andare nella giusta direzione e di farlo anche contro chi non comprende dove sia realmente il bene comune.
Un oligarchia di pochi, di persone che hanno le dovute capacità, ma come eleggerle? Come far emergere i meriti nella società della disinformazione e dell’insulto, del vuoto relativismo e dello spinto soggettivismo, in cui siamo tutti satelliti, ma nessuno è in grado di ergersi a punto di attrazione?
Purtroppo la risposta non è semplice, ma forse ci arriveremo insieme, con il tempo.
M.Bat