La vicenda che si sta svolgendo in Kosovo risulta per molti paradossale e quasi incomprensibile. Una lite tanto accesa per una nazione nella quale, una volta tanto, non si trovano giacimenti di petrolio o di risorse interessanti. In realtà, come spesso accade, ciò che all’apparenza sembra semplice e lineare, mostra un suo volto ben più complesso.
Il Kosovo non è altro che il nuovo terreno di battaglia tra gli U.S.A. e la Russia, ma non solo. Infatti l’offensiva statunitense non è centrata sull’indipendenza di questo piccolo stato, bensì sul riconoscimento dell’autonomia di una delle mille minoranze che si trovano ad oggi sotto il giogo di un governo centrale che non le rappresenta.
La mossa è strategicamente ottima, perchè mette in difficoltà tantissimi stati, uno su tutti la Russia, da sempre collage di etnie che chiedono a gran voce la loro indipendenza, un caso su tutti la situazione cecena. Ebbene di fronte a questa mossa, l’Europa si divide, combattuta da mille spinte autonomiste e da umori interni contrastanti.
Ci sono casi platealmente ironici, come alcuni leghisti che hanno chiesto al separazione della padania con riconoscimento della sua indipendenza, ma questi fatti non devono essere presi troppo alla leggera. Lo spirito nazionalista sembra vivere un periodo di crisi se si intende la nazione nel suo complesso, ma una nuova vitalità se invece ci si focalizza sulle comunità di persone che si identificano per altri valori.
Ecco dunque che il Kosovo diventa terreno di scontro, elemento di criticità, che può travolgere stati come la Turchia, in lotta con i curdi, la Spagna da sempre in lite con i separatisti baschi, ma in sostanza una serie innumerevole di stati che hanno situazioni non dissimili da quella della Serbia.
Sarà l’inizio di un nuovo domino sulla falsa riga del 1989 con la caduta del muro. Ne dubito, ma certo andrà compreso l’orizzonte e le finalità che sono dietro a queste politiche, che potrebbero toccare anche stati di dimensioni considerevoli, si pensi soltanto alla Cina comunista nella quale pulsioni e visioni diverse esistono in molte delle sue ampie e ricche regioni.
Il tempo e la storia ci diranno se stiamo assistendo all’indipendenza di un paese ovvero se siamo all’antipasto di un piatto ben più ricco.
M.Bat
ll punto è che la Serbia è povera e a nessuno interessa oggettivamente.
Cosa che non si può dire della Turchia con i curdi, della Spagna per i Paesi Baschi, della Russia con la Cecenia, della Cina con il Tibet e Taiwan.
Quest’ultima si ritiene indipendente dalla Cina da un po’ di tempo, ma l’Italia manda i delegati in Kosovo e non a Taiwan.
E’ il solito opportunismo, e il kosovo che è talmente povero da non potersi permettere neppure le istituzioni locali sarà comprato a prezzo di molliche.
Da: rugantino su Febbraio 22, 2008
alle 2:54 pm
Purtroppo quanto dici è vero, solo che forse il peso specifico dell’Italia nella faccenda è molto ridotto, direi quasi condizionato da pressioni esterne. Ci si muove nella linea dell’alleato statunitense, ma come spesso accade, soltanto per soddisfare i suoi interessi senza comprendere il quadro di insieme.
Speriamo che ha farne le spese non siano sempre e comunque gli innocenti.
M.Bat
Da: matteobatisti su Febbraio 22, 2008
alle 4:23 pm