Il titolo attirerà molti appassionati del maghetto con la cicatrice a forma di saetta, ma il mio riferimento non è soltanto all’ultimo libro della serie, vuole bensì essere una riflessione più ampia sul valore dei 7 libri.
Per avere informazioni sull’ultima opera, basta dare uno sguardo online e si trova di tutto, anche wikipedia ha dato il suo contributo su un argomento tanto sentito arrivando a dare altre informazioni di corredo, molto interessanti per gli appassionati. Io vorrei spostare l’attenzione, invece, su alcune riflessioni che possono scaturire da questo libro “per bambini”, che tanto per bambini non appare.
Bollarlo superficialmente, come venne fatto dalle prime edizioni, non ha limitato la sua diffusione, anzi, forse ha accresciuto un aspetto di partecipazione dei fan che di fronte a diversi attacchi hanno fatto quadrato e quasi diffuso il verbo presso gli stolti “babbani” che non conoscevano questo mondo, eppure si ostinavano a bollarlo. Ritengo che creare mondi fantastici e dare sfogo alla fantasia anche dei più piccoli, sia essenziale nella crescita dei ragazzi, sin dalla più giovane età., ma non vada trascurato nemmeno in età più mature.
La saga di Harry Potter ha fatto questo: ha creato un mondo fantastico dove i bambini trovano regole, ordine, valori, che spesso sono sbiaditi, se non assenti, nella quotidianità della loro esistenza. La crescita del protagonista, comporta il confronto con temi nuovi, ma certamente, al centro di tutto, c’è il confronto amore-morte, elemento che fino al termine risulterà basilare nell’opera.
Parlare di amore e di morte è tutt’altro che semplice, si rischia di essere banali o di essere troppo eterei, incomprensibili normalmente, se non imponderabili, d’altra parte il tema stesso ha questa componente intrinseca. Ebbene la Rowling ha avuto la forza e di confrontarsi con questo tema e di farlo in un racconto per giovani, riuscendo a conquistare non solo la loro attenzione, fatto già in sè invidiabile da parte della maggioranza dei docenti che li incontrano quotidianamente, ma di avere il anche il loro consenso.
Harry raggiunge il cuore del lettore, lo coinvolge, lo attira, lo rende partecipe, sia esso un inglese che un italiano; il libro, parlando di valori umani e di desideri e paure, coinvolge lettori di ogni età e lingua, non conta chi ci si confronta, si riconosce che c’è del vero in quello che si legge. Coraggioso parlare di morte, ma uccidere anche dei protagonisti ed intessere relazioni molto complesse tra di loro è stato realmente difficile, il tutto per far emergere un fatto: l’amore vince anche la morte.
Che la morte sia quella fisica ovvero quella esistenziale, come ad esempio la sofferenza di Piton che vede morire l’amata per la quale è disposto a tutto, anche a stringere accordi per difendere chi non vorrebbe, si comprende molto bene nella storia nella quale nessun personaggio emerge come candido, ma tutti hanno errori e peccati da espiare.
Harry non è Frodo e la Rowling non ha nelle sue corde, perdonatemelo ma è vero, la poesia e la mano di Tolkien, ma sicuramente i suoi libri hanno il merito di spingere le persone a credere in valori che sempre più spesso appaiono persi nelle nebbie del tempo. La conclusione merita assolutamente di essere letta, ovviamente, per i neofiti, l’obbligo è di percorrere tutta l’epopea del maghetto per comprendere come crescere, comporti sempre scelte difficili, ma anche, che non si è mai soli in questa avventurosa e fantastica vita.
M.Bat
[...] Original post by matteobatisti [...]
Da: Harry Potter ei doni della morte su Febbraio 4, 2008
alle 3:54 pm