Inserito da: matteobatisti | Gennaio 9, 2008

Quel treno per Yuma

Una premessa d’obbligo, sono un amante del genere western, mi sono sempre piaciuti i film di Sergio Leone e gli spaghetti western, motivo per cui nuove esperienze del genere appaiono sempre gradite nel cinema iper tecnologico moderno. Ebbene, le mi aspettative non sono state deluse, anche se come spesso capita, il film va in direzioni inaspettate e coglie aspetti del western molto diversi da quelli abituali.

Il film vuole prendere la scusa del western, ma i temi che tocca sono essenzialmente quelli del rapporto familiare, nello specifico il rapporto genitori-figli, per cercare di far comprendere come spesso  i nostri comportamenti sia fraintendibili. Dove vediamo forza e coraggio, spesso non si trova altro che paura e fuga, causa di un’infanzia difficile e traumatica, mentre dove appare pazienza e sopportazione, lì in realtà possiamo trovare coraggio, amore e dedizione. La trama è lineare, semplice, anzi potrebbe apparire quasi banale e scontata, come l’evoluzione della storia stessa, che non ha particolari colpi di scena a sorpresa né sparatorie od inseguimenti mirabolanti.


Il film gioca molto sugli attori e sulla loro capacità: Russel Crowe e Christian Bale, già splendido in Batman Begin, hanno dei ruoli ai quali si adattano molto bene e ritengo, oltre alla splendida prova degli stessi attori, che siano stati ben scelti da chi ha definito il cast. Un bel film, un bel western, non mancano sicuramente le sparatorie, ma una volta tanto verrà spostata l’attenzione sull’uomo e sulle sue paure.

Non mi addentro troppo, non voglio certo raccontare la trama, magari se qualcuno vuole fare dei commenti, possiamo approfondire il discorso.

Un’ultima nota, è in uscita anche l’Assasinio di Jesse James, con Brad Pitt,  altro titolo che risulta molto interessante perché concentrato sull’uomo e sulle sue debolezze e paure. Ho sentito alcuni critici mormorare che si stia creando una sorta di genere, un western crepuscolare, nel quale far emergere la nudità degli uomini e le loro fragilità.

Certo siamo lontani dal tempo della propaganda in cui gli indiani erano i cattivi oppure i sudisti erano i mostri, ormai quel tipo di stereotipo è stato superato e riveduto. Ma ritengo che non si sia creato alcun nuovo filone, forse, piuttosto, in qeusto cinema infarcito di effetti speciali, il western, nel quale certo la tecnologi serve in maniera marginale, consente agli attori di esprimersi maggiormente e a chi scrive le sceneggiature di concentrarsi sulla storia e non su come il computer potrà rendere sufficientemente spettacolare quella ripresa. Innovare riscoprendo l’uomo e parlando delle sue debolezze come delle sue aspirazioni: questo è il cinema che non ha tempo e che sempre troverà degli spettatori, a prescindere che sia ambientato nel futuro o nel West.

M.Bat


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